Hanna Fridriksdottir celebra l’80esimo anniversario di “All the Things You Are”

Hanna Fridriksdottir con la sua gatta Musetta

Hanna Fridriksdottir è una cantante islandese, residente in Italia da molti anni, dove svolge attività concertistica e didattica, sia come insegnante di canto moderno e classico, sia di pianoforte.
Nata come musicista classica, si avvicina sempre di più al repertorio jazz e trova nei brani e negli standards dell’American Songbook la “tela” ideale su cui stendere i suoi colori musicali ed espressivi.
Nel 2017 pubblica il suo primo album, “It Must Be Spring”, e recentemente è uscita in versione digitale una sua rielaborazione insieme al pianista Guido Canavese del tanto amato brano “All the Things You Are” di Jerome Kern, pezzo che proprio in questi giorni compie 80 anni.

Abbiamo avuto la possibilità di incontrare Hanna e di intrattenere con lei una piacevolissima chiacchierata.

Ciao Hanna, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Raccontaci un po’ la storia di questo famoso brano, che è entrato così profondamente nel cuore del pubblico, continuando a essere un’inesauribile fonte d’ispirazione per voi musicisti.

Ciao a voi, cari amici di diamovoceallacultura e grazie per l’opportunità. Jerome Kern scrisse il brano per un musical di Broadway intitolato “Very Warm for May” (Molto caldo per maggio) nel 1939. Sono da poco trascorsi gli ottant’anni dalla data della première a New York, che fu il 17 Novembre. Kern aveva una filosofia di vita molto bella, secondo me, che un suo biografo descrive così: “La sua religione era la musica e il suo stile di vita, il suo gusto per l’eleganza e il suo appetito vorace per stare bene e divertirsi”. I suoi brani sono colmi di questa sua infinita “joie de vivre” e dell’entusiasmo per la vita insieme all’amore per la musica. Unendo questi elementi alla sua grande cultura e al “savoir faire” da compositore, Kern ha trovato una formula che arriva dritta al cuore dell’ascoltatore; è stato definito “padre del musical” per il fatto che introdusse il genere a Broadway nel 1927 con “Showboat”. Molti standards arrivano dai musical di Broadway e spesso non si pensa alla loro origine o al fatto che siano parte di un contesto di una storia. 
“All the Things You Are” ha avuto quasi da subito un grande successo, diversamente dal musical stesso (l’ultimo di Kern), che è stato tolto dal cartellone dopo solo un mese e mezzo. La spiegazione potrebbe essere che la trama effettivamente è un po’ banale e piena di clichés, e la storia non riuscì quindi a convincere il pubblico di Broadway, mentre il brano sì.
Kern lo scrisse principalmente per soddisfare il proprio bisogno creativo: lo considerava troppo complesso per ottenere richiamo popolare. Le parole di Oscar Hammerstein, ai limiti del sentimentalismo e molto modeste, non erano poi in linea con i lirici dell’epoca, carichi di senso spiritoso e intelligenti.

Perché invece il brano è diventato poi un grande successo e una fonte inesauribile per voi musicisti?

Si vede che la combinazione delle parole armoniose e l’armonia intricata della musica da subito ha funzionato anche per le orecchie meno colte.
Il suo successo generale secondo me sta nel suo inimitabile dolce carattere e nella sincerità espressa attraverso una melodia incantevole e parole semplici che arrivano dal cuore e vanno dritte al cuore di chi ascolta. Non è un caso che nella versione originale fosse previsto un quartetto dove le parole erano divise tra i cantanti e due di loro rappresentavano i personaggi e due invece il cuore. 
Penso che il viaggio armonico assai complesso che Kern fa all’interno del brano porti i sensi a provare un sentimento (in questo caso l’amore romantico) nelle sue molteplici sfumature, magari anche a noi prima sconosciute; una persona scopre così dentro di sé un piccolo mondo magico che porta solo benessere grazie alla musica. Il brano è un bellissimo esempio sul potere universale del linguaggio musicale e dell’amore.
Dal punto di vista del musicista, il pezzo affascina per la sua melodia inusuale, varia e particolarmente piacevole, nonché per la struttura armonica, che si presta bene all’improvvisazione e permette di esprimere l’essenza della musica in vari modi. È bellissimo sentire questa libertà espressiva all’interno del brano, giocare intorno alle note degli accordi e alle parole. Con questa composizione, Kern dimostra un’abilità ammirevole nel rimanere freschi e creativi attraversando 5 tonalità diverse in 32 battute, proprio come stare comodi in una “giacca stretta”. La struttura del brano fa pensare a volte a una composizione di Bach: in effetti, senza il famoso “circolo delle quinte”, la maggior parte della musica di Bach o di Vivaldi e innumerevoli canzoni popolari, tra cui anche  “All the Things You Are”, non sarebbero mai state scritte.

Potremmo quindi definire questo brano come una specie di “mantra” della felicità per te e per il mondo?

Proprio così. In islandese abbiamo un detto che dice: “I bei versi non si recitano mai abbastanza”. Poi, ora, in un’epoca in cui prevalgono i luoghi comuni, si ripetono le notizie dei telegiornali anche nei dialoghi fra le persone, e siamo bombardati da messaggi virtuali e superficiali, diventa essenziale non mollare la ricerca della bellezza e coltivarla dentro di noi. Raccomando fortemente questo brano tra gli strumenti utili per l’anima e il cuore: bisogna festeggiare queste piccole chicche che trasmettono tanta gioia, emozioni e amore. È stato poi finalmente scientificamente dimostrato (per motivi ancora inspiegabili), che il nostro cervello rilascia della dopamina quando si prova un reale apprezzamento per un brano musicale. Così la filosofia del grande George Gershwin ha trovato conferma dalla scienza, ma a lui piaceva pensare alla musica come una “scienza delle emozioni”.
Sin dal primo giorno, “All the Things You Are” ha regalato tanta gioia ed emozioni e continuerà senz’altro a farlo. Quando lo canto e suono provo sempre qualcosa di molto bello, intimo e dolce dentro di me e se potessi descriverlo in una frase direi “Una soave carezza al cuore”.

Hai altri rilasci digitali e non in programma?

Sì, prossimamente altre chicche tratte dalla tanto amata raccolta American Songbook e dal repertorio italiano sempre in duo, ma anche come solista. Amo l’essenzialità e l’intimità che dà la formazione duo, che poi è in tema con il mio “mood musicale” di questo periodo. Se fosse per me tornerei ai vinili di quell’epoca, ma sapete com’è… Uno, comunque, prima o poi lo farò, così rendiamo utile la bellissima parola ormai in pericolo d’estinzione, giradischi, che mi emoziona ogni volta che la sento o pronuncio. Ah, a  proposito di vinile: in questi giorni esce un doppio album cd/vinile per la casa discografica Splasc(H) Records del pianista, arrangiatore, compositore, direttore Giuseppe Emmanuele, in cui canto due brani, suoi arrangiamenti meravigliosi di due pezzi altrettanto belli, “It never was you”, che rappresenta un altro “mantra musicale” per me, un capolavoro assoluto del grande Kurt Weill, e “You must believe in Spring” dell’altresì grande Michel Legrand, scomparso quest’anno, che, insieme a Kern e Weill, è tra i Top 5 nella mia lista dei compositori. La loro musica fa letteralmente sognare e in più trasmette la forza per eseguirli. 

La clip demo del progetto “The arranger and the composer” di Giuseppe Emmanuele è visibile a questo indirizzo, mentre la cover anniversario di “All the Things You Are” è disponibile sui seguenti portali: hearnow, YouTube.

 

 




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