Intervista ad Alessio Zanichelli, impegnato in una tesi sul nonno Attilio, noto poeta parmigiano

Alessio Zanichelli

Un giovane studioso, amante della poesia e della lingua italiana. Emiliano di origine, ma stabilitosi in Svizzera da anni, Alessio Zanichelli sta lavorando a una tesi di laurea sul nonno, il grande poeta parmigiano Attilio Zanichelli. Noi di diamovoceallacultura abbiamo avuto la possibilità di intrattenere con lui una piacevole chiacchierata.

Ciao Alessio, grazie per la tua disponibilità. Su Facebook tu ti definisci “feticista del vocabolo”: ti andrebbe di parlarci di te e del tuo amore per la letteratura e la lingua italiana?

Grazie a voi per la condivisione appassionata e la divulgazione di interessi e idee. Per cominciare, non mi vorrei definire in nessun modo: quella espressione colorita è stata da me ironicamente usata e inserita in un brevissimo spazietto descrittivo da social; mi piace usare un linguaggio idiosincratico anche in occasioni innocenti come quelle, raccontando indirettamente sempre la mia passione per la creatività verbale. Da anni studio il linguaggio attraverso vari approcci o punti di vista, ma da sempre mi piace sperimentare nuove forme espressive, convinto che il pensiero abbia a disposizione diversi strumenti per articolarsi, non soltanto verbali. In ogni caso, il mio interesse per la lingua italiana è diventato una vera passione, a partire proprio da un gioco autoironico: il mio cognome e i suoi immediati attributi vocabolaristici, dizionaristici, lessicografici. Fin da bambino mi sono sempre immedesimato nelle storie degli altri, o in particolari atmosfere, grazie alle parole che sentivo, leggevo o scrivevo. Da qui a scegliere di intraprendere un indirizzo di studi letterari il passo è stato quasi inevitabile. Ovvio, ho fatto e faccio anche altro nella vita!

Attualmente stai lavorando a una tesi di laurea su tuo nonno, il celebre poeta parmigiano estinto Attilio Zanichelli. Puoi rivelarci qualche aspetto della tua ricerca?

Non posso al momento rivelare molto. Sto studiando e facendo ricerca. Mentre mi occupo di un oggetto di studio sto in silenzio, osservo e ascolto. Di solito inizio a parlare quando mi sono impadronito completamente della materia di trattazione. Posso anticipare però che si tratta di un lavoro di riattualizzazione della poesia di mio nonno, Attilio Zanichelli, che sto affrontando in modo scientifico e disinteressato. È più facile di quanto possa sembrare, visto che mio nonno non l’ho conosciuto bene: è morto quando io avevo soli quattro anni! La soddisfazione per me sta proprio in un viaggio di conoscenza e riscoperta delle mie antiche origini emiliane, essendo vissuto sempre lontano dalla mia terra natìa. Non mi piace molto l’espressione “poeti estinti”. I poeti creano monumenti di parole e non possono estinguersi finché queste opere dell’ingegno ne conservano la memoria, anche nel collettivo. In genere, sono i dinosauri che si sono estinti (ride n.d.r), o qualsiasi altra specie vivente non dotata di una conservazione simbolica e culturale.

Tu sei parmense, ma risiedi ormai da tanti anni in Svizzera. Come ti trovi in questo paese?

Le mie origini sono emiliane; sono nato a Parma, ma da sempre vivo in Svizzera. Mi sento forse più svizzero per abitudine, essendo stato lontano dall’Italia fin dalla mia nascita. Il lavoro di studio sulla lingua, la storia e la letteratura italiana in realtà mi serve anche per conoscere me stesso e integrare le differenze linguistiche e culturali. Non mi sono mai sentito uno straniero in patria, ma qualche volta ci ho pensato; il senso di estraniamento non può che giovarmi nel mio percorso di studi che spesso riempie la mia solitudine e la arricchisce. Sono sempre stato un solitario e mai una persona sola!

Recentemente hai aderito alla bellissima iniziativa di Emanuela Rizzo  #iostoacasaequestaseravileggounapoesia. Cosa rappresenta per te la poesia?

Sono molto grato alla poetessa Emanuela Rizzo! Si tratta di una iniziativa che è cresciuta e viene alimentata in questo tempo di emergenza sanitaria, trasformando i sentimenti negativi in esperienze creative e vissuti positivi. La poesia rappresenta per me anche questo: condivisione gratuita e amore condiviso per leggere, ascoltare, parlare attraverso gli strumenti e le risorse che la poesia stessa metta a disposizione per tutti, usando ora un canale “forzato” che è quello tecnologico. Un ottimo sodalizio per l’aggiornamento di un nuovo sentimento umanistico! La poesia è il vero motore dell’animazione culturale, per me, perché lascia libertà di pensiero e non dice direttamente “la verità”; soltanto in questo modo la può smuovere in modo intimo e inatteso, diverso per ogni frequentatore del testo, lasciando che ciascun lettore tragga le proprie prospettive di senso, rimanendo sempre aperto alla lettura e visione del mondo nello scambio culturale umano. Ma per tornare all’iniziativa, è nata quasi per gioco: dovevamo trovare un modo per sopperire alla distanza fisica che ci impedisce tuttora di ritrovarci e leggere a voce la poesia; si tratta di un’assidua pratica di lettura condivisa che ho sempre avuto modo di gustare tra gruppi di poeti e artisti di Parma. Mi sono sempre sentito il benvenuto in questi luoghi di racconto e creazione di atmosfere di scambio umano, dove la parola è il vero protagonista; sa avvolgere e stringere tra le sue tenere spire.

Anche io ho aderito con piacere e, tra l’altro, ho letto proprio una poesia di tuo nonno. Che effetto ti fa, quando gli altri recitano suoi versi?

Ti vorrei ringraziare ancora, Chiara, mi è piaciuta la tua lettura e te ne sono molto grato. Quando gli altri leggono i versi di mio nonno mi sento felice e noto con piacere un rinnovato interesse per la sua poetica. A mio avviso la riattualizzazione delle poesie di Attilio Zanichelli potrebbe offrire grandi e importanti interrogativi e stimolare ottime risposte per i tempi duri che si presenteranno dopo l’emergenza sanitaria, soprattutto per i forti cambiamenti nel modo in cui le persone vivono e si rapportano al tempo quotidiano e al lavoro… perché? Attilio Zanichelli ha indagato i significati di un vivere in perenne disequilibrio tra il lavoro di operaio di fabbrica e l’attività poetica. Grazie allo studio da autodidatta e la frequentazione assidua della poesia è riuscito a trasportare la sua sensibilità e il suo cuore oltre al dolore e alla fatica del vissuto immediato. Questo per ribadire che il tempo presente che uno pensa di vivere in modo assoluto, “eterno” non è mai dato per scontato e tutto può improvvisamente cambiare dall’oggi al domani. È una bellissima lezione di storia e memoria, anche…

In questo momento così particolare, si sta facendo sentire sempre più il bisogno di cultura e di bellezza. Nonostante tutto, dunque, possiamo cogliere questo aspetto positivo e sfruttarlo per la promozione culturale. Sei d’accordo? Pensi che in seguito si potrà continuare su questa lunghezza d’onda?

Senza dubbio, certo! Riguarda quello che ho già richiamato all’attenzione: una fuga dalla vita non è possibile, ma l’arte, la cultura e la bellezza offrono dei punti di fuga dove lo sguardo veramente trasforma i limiti in opportunità di crescita e comprensione. Inoltre, il bisogno di cultura e bellezza ha da sempre caratterizzato il cuore di tutte le civiltà, nelle debite differenze. Occorre, secondo me, approfittare del rallentamento del tempo per inserire nel quotidiano sempre più spazio per curarsi con le parole e ricucire uno sguardo di senso più pieno… il futuro si può e si deve costruire a partire dalle scelte che ognuno di noi fa nel proprio piccolo; ma se queste scelte non fossero nutrite di cultura e di bellezza, di piacere e apprezzamento per la vita, che tipo di futuro potrebbe prospettarsi?


Hai in serbo qualche progetto per il futuro?
 

Troppo presto per rispondere, anche in modo approssimativo: non so articolare un progetto in una visione di lungo termine e non sono per mia natura una persona ambiziosa. In realtà, avendo anche lavorato in realtà educative e socioculturali molto diverse, oltre che studiare, ho capito che la felicità è fatta di cose semplici e genuine. Non mi interessa arrivare da nessuna parte, né pro-gettarmi in futuri già dati per scontati, ma ancora da costruire. La vita è qui e ora, domani… chissà! Mi piace, come ormai avrai capito, iniziare dalle piccole cose. Il piccolo è grande, o – come sosteneva anche Giordano Bruno –  nel microcosmo è riflesso il macrocosmo.

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