Intervista al pianista e compositore Fabrizio Paterlini

Fabrizio Paterlini in concerto a Cantù

 

Venerdì 9 novembre, presso il teatro s.Teodoro di Cantù, si è svolto lo spettacolo “Winter stories“, che ha visto come protagonista il talentuoso  pianista e compositore mantovano Fabrizio Paterlini.

Si è trattato dell’ultimo concerto, per il 2018, che il LakeComo International Music Festival ha organizzato in collaborazione con il teatro canturino.

L’artista ha eseguito brani tratti dal suo ultimo album, “Winter stories” e altri pezzi del suo repertorio.

L’atmosfera creatasi è stata talmente intima che sembrava quasi di essere nel salotto di casa propria.

Fabrizio è un artista di grande talento, che mette il pubblico a proprio agio, interagendo con esso tra un brano e l’altro: racconta aneddoti (alcuni anche molto divertenti), la genesi dei suoi brani, fa battute… Ascoltarlo è un vero piacere, perché il coinvolgimento è totale. La sua musica entra letteralmente nell’anima e la mente è libera di viaggiare.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere personalmente Fabrizio e di intrattenere con lui una gradevole chiacchierata.

Ciao Fabrizio, parlaci un po’ di te. Che rapporto hai con la musica e il pianoforte?

Ciao a tutti. Beh, posso dirvi che suono il pianoforte da quando ho sei anni e non ricordo un solo giorno a oggi in cui la musica non mi sia stata in testa. Il rapporto con il pianoforte è stato difficile, inizialmente. Ero piccolo e studiare musica classica sinceramente non mi entusiasmava. Ero molto più affascinato dal rock e dal blues e ascoltavo tanta più musica di quel genere. Crescendo, però, ho iniziato ad apprezzare maggiormente gli autori classici e ricordo di aver sviluppato una
vera e propria passione per Bach e i brani che mi proponevano di studiare.
Gli anni dell’università (mi sono laureato in economia e commercio) sono stati quelli più “lontani” dal pianoforte: i ritmi a Milano (città in cui vivevo al tempo) non mi lasciavano molto spazio per coltivare la mia creatività, così come il lavoro che ho iniziato a fare negli anni successivi agli studi. Circa 10 anni fa mi sono riavvicinato a casa, ho cambiato lavoro, ho conosciuto la donna che sarebbe poi diventata mia moglie e ho iniziato un percorso che rimetteva il pianoforte al centro del mio flusso creativo. E’ proprio grazie a questo percorso che da qualche anno ho abbandonato il lavoro in azienda e ho iniziato a essere musicista professionista.

Cosa provi mentre suoni? Che emozioni suscita in te suonare?

La sensazione è abbastanza indescrivibile. Si entra in uno stato diverso, quasi di trance. E’ come se tutto quello che c’è attorno sparisse e rimani solo tu con il tuo pianoforte e con la musica che è parte attiva di quel momento.

Un bel primo piano di Fabrizio Paterlini

Come componi?

Semplicemente mi metto al pianoforte e suono. Ho sempre a portata di mano qualcosa su cui registrare e quando arriva l’intuizione giusta la “catturo” subito, perché altrimenti se ne va e la maggior parte delle volte è persa.
I brani di piano solo nascono proprio così: sono spesso improvvisazioni che sono già pronte, devono solo essere registrate. Quando invece compongo per trio d’archi, il procedimento è più elaborato e lungo, ma parte sempre da una linea di pianoforte già esistente. Comporre con l’elettronica significa invece sperimentare: è più un “vediamo cosa succede se faccio questo”, piuttosto che un’improvvisazione che porta alla composizione di una traccia.

Fabrizio Paterlini durante un concerto a Mosca

 

Tu sei un artista e padre di tre figli: hai scritto qualcosa per loro o ispirandoti a loro?

I figli (e la vita in genere) sono indubbiamente un’immensa fonte di ispirazione. Sono dei veri e propri maestri, ti insegnano cosa significhi realmente essere creativi e il loro sguardo sul mondo è fonte di gioia ed energia creativa, sempre.
C’è anche un altro aspetto, più pratico in effetti: l’avere ti insegna a dar particolare valore al tempo: buona parte della mia giornata è dedicata alla famiglia e le ore in cui lavoro sono molto più produttive rispetto a prima!

Come tu stesso hai affermato, sei più conosciuto all’estero. Che effetto ti fa?

Beh, ne sono felice! Il modo in cui la musica si diffonde, se non veicolata attraverso i consueti strumenti di marketing, è davvero affascinante.
E’ bello vedere in che modo si riverberano le tue note nel mondo se lasciate andare liberamente: io ho sempre incoraggiato il “passaparola” e, per quanto sicuramente i tempi per iniziare a vedere dei risultati siano più lunghi rispetto ad un metodo più “tradizionale”, la soddisfazione di riempire le sale solo con la forza della musica, è impagabile.

Chi sono i tuoi artisti di riferimento? Personalmente, ascoltandoti, ho colto un po’ di Richter, Einaudi, ma anche Bartok e sonorità affini ai Tangerine Dream.

Inizialmente l’influenza di Einaudi c’era, di certo. Poi, come tutti, crescendo artisticamente, le influenze vengono rielaborate, fino a quando si arriva (si spera) ad avere una propria cifra stilistica.
A oggi, tra quelli da te citati, l’artista che mi affascina maggiormente è Richter: adoro il suo modo di usare l’elettronica (mai invasiva e sempre molto minimal) e la cura che mette nei suoni delle sue opere. Ecco, questi sono i modelli che ti danno energia per continuare a crescere.

Fabrizio Paterlini interagisce con il pubblico canturino

 

“Winter Stories” è il tuo ultimo album. Ti va di parlarci della sua genesi?

“Winter Stories” è il seguito di “Autumn Stories”, uno dei miei album più popolari, pubblicato ormai quasi 7 anni fa.
“Autumn Stories” è stato un progetto interessante, perché (in un tempo in cui non c’era ancora Spotify) avevo deciso di comporre, registrare e pubblicare un brano a settimana per tutta la stagione autunnale e così avevo fatto. I brani erano poi lasciati in “free download”, una volta pubblicati.
“Winter Stories” è il seguito di quel concetto, ma 7 anni dopo: non ha più senso ormai parlare di brani da scaricare, però ha senso parlare di musica e video insieme. Ecco perché ho pensato che il passaggio successivo, rispetto al progetto originale, dovesse essere quello di pubblicare un brano al giorno, non più
solo audio, ma anche video. E non video in differita, ma in diretta.
Ecco che dunque “Winter Stories” è principalmente questo: lo scorso febbraio ho deciso per 6 giorni di registrare dal vivo e trasmettere sui miei social un “concerto” dal salotto di casa mia, con i miei strumenti e il mio pianoforte.
Il risultato è stato esaltante ed emozionante!

Dopo “Autumn stories” e “Winter stories” hai per caso in programma anche spring e summer? 

Mah, vediamo fra sei anni cosa succede (ride, n.d.r.). Ti dirò però che sono molto affascinato dall’idea di comporre durante l’estate. Il contrasto fra la gioia delle giornate estive piene di sole e luce e la mia musica (tendenzialmente malinconica) promette grandi cose.

Fabrizio Paterlini e Chiara Bernasconi

 

Hai dei progetti per il futuro?

Eh si! A Marzo 2019 pubblicherò una versione rimasterizzata ed arricchita di “Autumn Stories”. In particolare, curerò un’edizione in vinile veramente molto bella e particolare. A ruota, poi, a partire da Aprile, inizierà il mio “Piano Stories” tour, che mi vedrà girare per le principali capitali europee.

E’ possibile seguire Fabrizio Paterlini sul suo sito ufficiale, su Facebook, su soundcloud e a questo indirizzo.

Il prossimo appuntamento con Fabrizio Paterlini è per il primo dicembre a Trieste.

 

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