Il santuario di S. Caterina del Sasso

In precedenza, abbiamo parlato dei nostri viaggi attraverso i laghi lombardi dal lago d’Iseo, poi quello di Como e quindi quello di Luganoora è la volta del Lago Maggiore e in particolare ci fermeremo sulla sponda lombarda, a Laveno e al santuario di S. Caterina del Sasso.

Giungiamo a Laveno, l’unico porto naturale sulla sponda orientale del Lago Maggiore o Verbano, da dove si può passare con il traghetto auto sulla sponda piemontese, a Intra.

Laveno

Qui, la marina militare austro-ungarica aveva creato la propria base dove attraccavano le cannoniere che pattugliavano il lago in difesa del confine con il regno sabaudo.

Molto bella e piacevole la passeggiata sul lungolago; abbandonandola, però, si arriva in pochissimi minuti alla funivia che porta a Poggio S.Elsa a quota 949 metri. L’impianto di trasporto è costituito da una cabinovia.

La cabinovia

Dalla stazione della funivia, ci si può recare al monte Sasso del Ferro a quota 1062 m , da dove si ammira, nel silenzio solenne della natura, un grandioso e incantevole panorama sul Lago Maggiore, le Alpi, le Prealpi, i laghi lombardi e la pianura Padana.

Lasciamo la funivia e torniamo verso il lago. Procediamo verso sud per visitare un luogo davvero suggestivo: il santuario di S. Caterina del Sasso, un Eremo che sorge a picco sul lago, e che si trova nel comune di Leggiuno.

La leggenda narra che nel corso della seconda metà del XII secolo, Alberto Besozzi, ricco mercante locale, fu sorpreso da un fortunale nelle acque del lago e, in questa situazione drammatica, fece voto di darsi alla penitenza nel caso fosse scampato al nubifragio. Fu così che si ritirò su quello sperone di roccia in una grotta per 35 anni, per condurvi vita da eremita dedita alla preghiera e alla penitenza e per consacrare una cappella a santa Caterina d’Alessandria, in segno di riconoscenza per lo scampato pericolo.

Durante una pestilenza, nel 1195 le sue preghiere liberarono i paesi vicini dalla peste, così venne finalmente costruita una cappella dedicata a Santa Caterina, oggi visibile sul fondo della chiesa. La cappella di Santa Caterina fu successivamente affiancata da altre due cappelle, quelle di Santa Maria Nova e San Nicolao; attorno a questo nucleo primitivo sorsero nel corso dei secoli altri edifici.

Questo secondo la leggenda; le prime notizie storiche che ci sono giunte risalgono invece al secolo XIII.

I frati milanesi di S.Ambrogio ad Nemus, nell’anno 1314 racchiusero le tre cappelle sorte sul luogo in un unico edificio.

Il convento di Sant’Ambrogio ad Nemus si trova a Milano, in un angolo di Via Peschiera, nei pressi dell’Arco della Pace; si tratta di uno dei più antichi complessi religiosi di Milano, il cui nome deriva dal vocabolo latino nemus che significa bosco,  una selva che si trovava vicino alle mura di Milano.

Il primo convento sarebbe sorto nel IV secolo, quando si formò una prima comunità di monaci eremiti che dedicarono l’area a Sant’Ambrogio.

Dopo l’intervento di questi monaci milanesi, sono stati eseguiti interventi di consolidamento oltre a nuovi ampliamenti.  Entriamo finalmente nell’Eremo.

Per giungere all’entrata, dopo aver lasciato l’auto in un ampio e comodo parcheggio, si percorre in discesa una ripida scala, da cui si gode una vista incantevole del lago.

La vista sul Lago Maggiore

Per agevolare l’accesso ai visitatori ed ai pellegrini che hanno difficoltà a scendere e risalire la scala di 268 gradini, è funzionante un ascensore, scavato nella roccia, che partendo dalla piazza soprastante l’Eremo giunge al livello dell’ingresso del monastero: i più preferiscono utilizzarlo per la risalita.

Visto dal lago, l’Eremo presenta, partendo da sinistra, il gruppo delle tre chiesette riunite, il campanile, l’intervallo del cortile, il conventino e il convento meridionale alla cui estremità destra si trova il portale d’ingresso.

Il santuario di S. Caterina del Sasso

L’attuale aspetto degli edifici è dovuto agli interventi compiuti per unificare le tre chiese in un’unica costruzione.

Dopo l’intervento, citato prima, dei monaci milanesi, sono stati eseguiti anche lavori di consolidamento oltre a nuovi ampliamenti che hanno però conservato la facciata e gli affreschi della sala capitolare.

Entrati nell’Eremo ci si trova nel portichetto del convento meridionale (sec. XIV-XVII), con la trecentesca sala capitolare decorata con affreschi; interessanti gli affreschi nella sala del camino.
Si passa poi per il portico del conventino, almeno in parte risalente al sec. XIII, fino a raggiungere un cortile in cui si affacciano il porticato della chiesa, sulle cui pareti si notano tracce di affreschi del XVI secolo.
Sia il portico, sia i vari locali, tra cui la sala capitolare, la foresteria e il refettorio, presentano tracce più o meno estese di affreschi, che fanno immaginare l’originario splendore del complesso.

Il porticato d’ingresso del Santuario

Dal portico si accede al cosiddetto “cortile del torchio”, così chiamato per la presenza di un pregevole torchio settecentesco usato dai Carmelitani per la spremitura dell’uva e delle olive.

Il cortile del torchio

Si passa nel conventino domenicano, elegante nel suo porticato con quattro archi a sesto acuto. L’edificio, su due piani così come il convento meridionale, ospita al pianterreno il refettorio e a quello superiore l’alloggio del Rettore dell’Eremo. Di grande pregio sono gli affreschi della “Danza della Morte“, che raffigurano in quindici quadri l’irrompere della Morte che sorprende l’uomo nelle sue occupazioni quotidiane; un tema frequente nell’iconografia medioevale svolto in maniera assai incisiva, con il chiaro intento didattico di indurre il popolo a trovare salvezza nella preghiera e nella fede.
Alla Chiesa si accede dalla porta del campanile e si procede verso i cinque elementi che costituiscono il singolare complesso: le già menzionate tre chiese (San Nicolao, Santa Caterina, dove riposa il beato Alberto Besozzi, il cui corpo fu ritrovato nel 1535, e Santa Maria Nova ora del Carmine), poi la cappelletta del Beato Alberto detta più tardi dei Sassi, ed infine il Sacello, nucleo originario del Santuario; un breve passaggio conduce da questo alla grotta in cui Alberto Besozzi si ritirò in eremitaggio.

La Chiesa

Dopo aver visitato la parte più spirituale del complesso, torniamo verso l’ingresso, nella sala capitolare; tabelle esplicative guidano il visitatore nel tragitto e spiegano che la Sala capitolare era in realtà l’antico refettorio dell’eremo.

Appartiene al suo nucleo più antico, edificato nel ‘300,  ma la struttura originaria ha subito profonde modifiche nel corso dei secoli. La sala era anticamente coperta da una volta a crociera di tipo pensile, caratteristica dell’architettura gotica lombarda; si possono ancora osservare agli angoli i resti delle mensole da cui partivano gli archi e i contorni di questi sulle pareti. L’ingresso originale ad arco ribassato era posto sul lato a lago ed è oggi visibile solo dall’esterno.

La volta fu demolita all’inizio del XVI secolo , quando questa zona dell’Eremo venne ristrutturata per insediarvi la foresteria; l’edificio fu rialzato di un piano e diviso in due livelli da un soffitto ligneo.

Nella parete nord fu aperta la porta centrale che costituisce l’entrata oggi utilizzata, mentre l’ingresso agli ambienti del piano superiore fu creato nella parete con gli Armigeri e reso raggiungibile da un’apposita scala in pietra.

Nel secolo XVIII fu realizzato al piano terra il camino in marmi policromi, con lo stemma dell’Ordine carmelitano. La soppressione dell’Eremo, avvenuta nel 1769, ebbe pesanti ripercussioni su tutto il complesso. Nell’800, il refettorio fu trasformato in osteria e dopo la sua chiusura subì atti vandalici e un lungo periodo di abbandono, così come il resto del monumento. L’antico soffitto in legno, privo di ogni manutenzione e degradato dall’umidità, venne demolito nel 1978 , nel corso di uno dei primi interventi sul complesso.

Un’altra tabella esplicativa presente in sala illustra i diversi cicli pittorici, e mostra come la “Sala Capitolare” sia un ambiente esemplare per rendersi conto della complessità della storia dell’Eremo.

Nel ‘300 doveva essere interamente affrescata (sono visibili tracce di sinopie, cioè dei disegni preparatori usati per la pittura fresco),  ma della prima decorazione resta solo il frammento di una grande Crocifissione, con un gruppo di armigeri. Si può notare l’accuratezza con cui è rappresentato l’abbigliamento dei soldati e l’acconciatura dell’uomo vestito di rosso, ispirata alla moda contemporanea. Si è ipotizzato che vi si possa riconoscere Gaspare de Rogiatis, Priore dell’Eremo dall’inizio del secolo fino al 1334: i tratti assai caratterizzati della figura lasciano infatti pensare ad un ritratto.

L’espressività dei volti è indice di un artista di buon livello, legato alla tradizione lombarda ben rappresentata dagli affreschi della Rocca di Angera.

Una nuova campagna pittorica seguì nel XV Secolo, come è attestato dalla data 1439 sull’affresco con S. Eligio che guarisce il cavallo, che doveva trovarsi, data la sua altezza, alla base dell’originaria copertura a volta. La figura di destra, identificata in passato con quella del fondatore dell’Eremo, il Beato Alberto Besozzi, rappresenta S. Antonio Abate, padre del Monachesimo eremitico, riconoscibile dal campanello e dal bastone a Tau.

Al  ‘600 risalgono la Crocifissione con S. Caterina e S. Ambrogio e la decorazione delle pareti del piano superiore con tendaggi con motivi floreali geometrici dipinti in modo da indurre nell’osservatore l’illusione di guardare oggetti reali e tridimensionali (tecnica conosciuta con il nome di trompe l’oeil).

La Crocifissione con S. Caterina e S. Ambrogio

Dopo la soppressione del monastero, gli affreschi erano stati nascosti da più mani di calce e vennero riscoperti negli anni ’70. Il restauro compiuto dalla Provincia di Varese nel 2003 ha restituito leggibilità alle pareti e riconsegnato al pubblico uno degli spazi più preziosi dell’Eremo.

Terminata la visita dell’Eremo, si ritorna al parcheggio in pochi istanti grazie al veloce ascensore.

Si lascia il comune di Leggiuno che però in questo periodo natalizio offre un’attrazione in più: 500mila lucine allestite tra la Chiesa e l’oratorio del piccolo paese sul Lago Maggiore. Un evento nato qualche anno fa che ormai è diventato di respiro nazionale: tv e giornali parlano di questo grande villaggio di Natale dove si trovano renne, slitte, babbi Natale, stelle comete e abeti luminosi.

Durante la stagione estiva è possibile arrivare all’eremo anche con il servizio di navigazione partendo da Laveno dove si può arrivare in treno con Trenord, linea Milano-Saronno-Varese-Laveno.

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